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Cos’è il gioco d’azzardo?

Il disturbo da gioco d’azzardo patologico è stato inserito nel DSM-5, all’interno dei disturbi non correlati a sostanze. È un comportamento problematico e persistente che deve compromettere il funzionamento della persona. Per poter formulare la diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo sono necessari quattro o più delle seguenti condizioni entro un periodo di 12 mesi: necessità di quantità crescenti di denaro per poter giocare; se tenta di ridurre o smettere di giocare diventa irrequieto o irritabile; si sforza per smettere di giocare ma non ci riesce; è spesso preoccupato dal gioco d’azzardo; gioca d’azzardo quando si sente a disaggio; dopo aver perso denaro al gioco, spesso torna un’altra volta per ritentare; mente per occultare l’entità del gioco d’azzardo; ha messo in pericolo o perduto una relazione significativa, il lavoro, opportunità di studio o di carriera; conta sugli altri per procurarsi il denaro necessario a risollevare la situazione finanziaria. Inoltre, il comportamento non deve essere meglio spiegato da un episodio maniacale.

Il gioco d’azzardo può essere definito episodico se i criteri diagnostici sono soddisfatti più d’una volta e i sintomi dimostrano cedimento tra i vari momenti di disturbo almeno per diversi mesi. Il disturbo è persistente se i criteri diagnostici sono soddisfatti per molto tempo. Inoltre, è importante individuarne la gravita nel momento presente, che può essere: lieve, moderata e grave. Si parla di gravità lieve, se sono soddisfatti dai 4 ai 5 criteri, invece si considera moderata se sono soddisfatti dai 6 ai 7 criteri. Inoltre, può esserci anche la gravità definita grave se vengono soddisfatti dagli 8 ai 9 criteri, cioè quasi tutti (DSM 5, 2014). Ovviamente, più il disturbo è grave, più criteri diagnostici sono presenti e più invalidante sarà per la persona e per la sua famiglia. Il problema non è giocare, in quanto molte persone lo fanno senza avere la patologia, invece, il problema è quando si presenta una compromissione. Il gioco d’azzardo altera le attività familiari, personali e/o professionali.

 

Il “core” del disturbo

Il gioco d’azzardo è un comportamento disfunzionale che la persona emette e che mantiene nel tempo. Malgrado, il giocatore sperimenti eventi negativi, il comportamento patologico viene mantenuto. Il mantenimento di questo comportamento avviene ed è giustificato dai processi apprenditivi. Nello specifico, l’apprendimento avviene per condizionamento operante (Martin et al., 2000). La persona emette dei comportamenti che vengono mantenuti perché consentono di ottenere i rinforzi positivi. Tutto ciò, avviene anche nel gioco d’azzardo che viene mantenuto, seguendo il modello di rinforzo a rapporto variabile. Questo modello di rinforzo, è il più potente, in quanto è il più resistente all’estinzione ed anche per questo che si crea una forte dipendenza (Martin et al., 2000). Nel caso del rinforzo a rapporto variabile, il numero di risposte che la persona deve emettere per ottenere il rinforzo, varia in modo non prevedibile tra un rinforzo e l’altro. In altre parole, la persona che gioca non vince sempre e non può sapere quando otterrà la vincita.

Infatti, secondo Robinson e colleghi (2019), i giocatori d’azzardo che giocano alle slot machine, continuano a giocare per risolvere l’incertezza e non per ottenere i guadagni. Inoltre, i giocatori d’azzardo amano il rischio e sono comunamente associati comportamenti più disadattivi, tra cui abuso di alcool, droghe e fumo. Il principale problema dei giocatori d’azzardo è la prevalenza del sistema “caldo” su quello “freddo”. Il sistema caldo è il sistema istintivo, quello automatico. Nei giocatori d’azzardo prevale e di fatti, sono portati ad attendersi la ricompensa dopo il loro comportamento rischioso e questo li porta a non curarsi dei rischi e delle conseguenze. Il sistema caldo potrebbe essere governato dal sistema freddo, cioè quello cognitivo che spinge a tenere conto degli eventuali rischi. Nel giocatore d’azzardo però predomina il sistema caldo, infatti non tiene conto delle possibili perdite e delle conseguenze di queste perdite.

 

Le compromissioni cerebrali

Il gioco d’azzardo patologico è una dipendenza senza sostanza e vede coinvolto il sistema “caldo” e quello “freddo”. Il sistema “freddo” esercita il controllo cognitivo e vede coinvolti principalmente: la corteccia prefrontale laterale, le cortecce parietali e la corteccia cingolata anteriore. Invece, il sistema “caldo” vede coinvolte le aree limbiche e paralimbiche del cervello e pertanto anche lo striato ventrale e la corteccia orbitofrontale. Dallo studio condotto da Wang (2019), è emerso che la preferenza di rischio più elevata era correlata a volumi minori di materia grigia nella corteccia orbitofrontale destra e nella corteccia parietale posteriore destra. Inoltre, dall’analisi funzionale è emerso che la connettività alterata tra la corteccia orbitofrontale destra e la corteccia cingolata anteriore destra era positivamente associata all’assunzione del rischio. Invece, l’attività della corteccia prefrontale laterale, che ha il compito di esercitare il controllo cognitivo esecutivo, è ridotta.

Quindi una volta che la corteccia orbitofrontale è attivata, sarebbe necessario l’attivazione della corteccia prefrontale laterale per esercitare l’autocontrollo. Questo spiega il motivo per cui, i giocatori d’azzardo non considerano le conseguenze delle loro azioni se pur dannose. Il tasso di gioco d’azzardo patologico è correlato positivamente con l’aumentata connettività funzionale tra la corteccia orbitofrontale destra e la corteccia cingolata anteriore destra. Di fatti l’alterata connettività funzionale tra la corteccia orbitofrontale destra e la corteccia cingolata anteriore destra correla negativamente con l’autocontrollo. Inoltre, Studer e colleghi (2015) hanno dimostrato che le lesioni della corteccia parietale impediscono l’aggiornamento in tempo reale per quel che riguarda le probabilità di vincere o perdere. Tutto ciò, compromette le capacità valutative dei giocatori d’azzardo. Oltre a ciò, i soggetti affetti da gioco d’azzardo patologico hanno una concentrazione di dopamina maggiore nello striato dorsale rispetto alle persone non dipendenti (Clark, 2014). Tutto questo conferma che vi è un’alterazione biologica ma anche psicologica.

 

Riferimenti bibliografici

 

A.P.A. (2014). DSM-5: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Cortina Raffaello.

Clark, L. (2014). Disordered gambling: the evolving concept of behavioral addiction. Ann N Y Acad Sci, 1327 (1). DOI:10.1111/nyas.12558.

Martin, G. & Pear, J. (2000). Strategie e tecniche per il cambiamento. La via comportamentale. Milano: McGraw-Hill (ed. italiana a cura di P. Moderato & F. Rovetto).

Robinson, M.J.F., Clinbanoff, C., Ereehand, C.M., Knes, A.S., Cote, J.R. & Russell, T.I. (2019). Distinguishing between predictive and incentive value of uncertain gambling-like cues in a Pavlovian autoshaping task. Behav Brain Res.

Studer, B., Manes, F., Humphreys, G., Robbins, T.W. & Clark, L. (2015). Risk-sensitive decision-making in patients with posterior parietal and ventromedial prefrontal cortex injury. Cerebral Cortex, 25.

Wang, M., Chen, Z., Zhang, S., Xu, T., Zhang, R., Suo, T., et al. (2019). High Self-control risk preference: the role of connectivity between right orbitofrontal cortex and right anterior cingulate cortex. Front Neurosci, 11. DOI:10.3389/fnins.2019.00194.