Skip to main content

Quanto è diffuso il fenomeno del doping?

Il fenomeno del “doping” è un problema che riguarda non solo l’etica sportiva, ma anche la salute pubblica.  “Costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione o la somministrazione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche e idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti”. Dai risultati delle analisi condotte dal laboratorio antidoping della FMSI (Federazione Medico Sportiva Italiana), è emerso che di 1.211 atleti controllati, 30 sono risultati positivi ai test antidoping (il 2,5% degli atleti sottoposti a controllo). In particolare, è stata rilevata una sostanziale differenza di genere tra gli atleti risultati positivi: si osserva infatti che la percentuale di positività è pari al 3,2% per gli uomini e all’1,0% per le donne. La differenza di genere emerge (anche se non statisticamente significativa) anche per quanto riguarda l’età media degli atleti risultati positivi (M=34,6 anni): 35 anni per gli uomini e 31,8 per le donne.

La lista delle sostanze biologicamente e farmacologicamente attive che circolano negli ambienti sportivi è molto variegata. Generalmente, queste sostanze possono essere suddivise in 3 macrocategorie:

  • I farmaci non vietati per doping, ma utilizzati per scopi diversi da quelli autorizzati (farmaci omeopatici, antinfiammatori)
  • I farmaci vietati per doping (Eritropoietina (EPO) e i suoi derivati, gli anabolizzanti e gli stimolanti, ad esempio amfetamine, cocaina, efedrina, pseudoefredina, caffeina)
  • Gli integratori, vale a dire tutti quei prodotti che servono a reintegrare eventuali perdite di macro e micronutrienti (sali, aminoacidi, vitamine).

Nel corso del 2017, i dati emersi confermano che la percentuale degli atleti risultati positivi ai controlli antidoping che ha assunto una o due sostanze vietate è stata pari all’80%. In particolare, il 46,7% degli atleti è risultato positivo ad una sola sostanza, mentre il 33,3% di essi a due sostanze. La percentuale più elevata di principi attivi rilevati ai controlli antidoping appartiene alla classe degli agenti anabolizzanti (48,3%); a seguire gli stimolanti (17,2%) e poi i corticosteroidi ed i diuretici ed agenti mascheranti (8,6%). Tra gli atleti sottoposti a controllo antidoping su richiesta dei NAS, si osserva che la percentuale più elevata di principi attivi appartiene alla classe degli agenti anabolizzanti (58,6%) ed a quella dei cannabinoidi (10,3%).

 

Le sostanze dopanti creano dipendenza?

Il doping, rispetto alla tossicodipendenza, crea prevalentemente una dipendenza di tipo psicologico, dal momento che le sostanze dopanti vengono assunte principalmente per soddisfare un bisogno di tipo mentale: eccellere ad ogni costo. L’utilizzo di tali sostanze, pertanto, ha come obiettivo quello di ridurre il senso di fatica ed il dolore muscolare, ridurre il peso corporeo e di contro aumentare la massa muscolare, al fine di raggiungere il massimo della forza fisica e avere la perfezione nel rendimento delle gare. A queste motivazioni vanno aggiunte anche quelle che si riferiscono alla necessità dell’atleta di veder soddisfatti i propri canoni nell’aspetto corporeo; le body image drugs permetto modificazioni corporee alle quali l’atleta ha difficoltà a rinunciare a lungo termine. Di queste fanno parte gli Steroidi Androgeni Anabolizzanti (AAS), una classe di ormoni steroidei che include l’ormone naturale maschile testosterone e i suoi numerosi derivati sintetici. Il loro utilizzo è diventato un problema riguardante la salute pubblica sia perché è uscito dai confini del mondo dello sport sia perché è spesso associato all’uso di altre sostanze dopanti e alle classiche sostanze d’abuso come la cannabis, la cocaina e gli oppioidi (Brennan, Kanayama, Pope, 2013).

Il ricorso al farmaco avviene con superficialità, considerato un’opportunità veloce e pratica per risolvere i problemi che potrebbero essere affrontati con la giusta dose di allenamento, una sana dieta e un corretto riposo. Da quanto emerge dalla letteratura scientifica (Buckman, Farris, Yusko, 2013), ma anche dai dati ricavati dalle Forze dell’Ordine, nonché dalle statistiche realizzate attraverso i laboratori accreditati dalla World Antidoping Agency (WADA), si evidenzia una correlazione fra sostanze dopanti e sostanze d’abuso (es. steroidi anabolizzanti e cocaina e stimolanti amfetamino-correlati). Questa associazione può essere spiegata in due modi: da un lato lo sportivo consuma sostanze d’abuso in contesti ricreativi, con lo scopo fittizio del divertimento, ma dall’altra favorisce o contrasta, con l’assunzione di tali sostanze, le prestazioni sportive ed i sintomi dovuti alla fatica. Ad esempio, l’atleta può assumere cocaina, amfetamine o stimolanti in contesti ricreativi, sfruttando poi i “vantaggi” come la migliorata capacità aerobica nel contesto della gara (Arvary, Pope, 2000). Pertanto, è possibile affermare che esiste una stretta relazione, a volte sottovalutata, tra il mondo della droga e quello del doping. Esistono, infatti, prove sufficienti per affermare che tra droga e doping ci sono evidenti parallelismi e sovrapposizioni riconducibili non soltanto all’uso delle medesime sostanze ma radicati negli stessi processi biologici, psicologici e sociali.

 

I Programmi Athletes Training, Learning to Avoid Steroids (ATLAS) e gli interventi di prevenzione

Questi programmi hanno lo scopo di informare gli atleti dei danni connessi con l’uso delle sostanze dopanti, ma anche di fornire delle adeguate e sane strategie fisiche ed alimentari che possono portare ad ottimi risultati nelle prestazioni con sedute dimostrative e con tecniche di coinvolgimento dell’intera squadra. Rispetto ai controlli i ragazzi sui quali è stato sviluppato l’intervento hanno acquistato una migliore conoscenza sugli effetti degli steroidi anabolizzanti, una consapevolezza maggiore del rischio di diventare dipendenti dalle sostanze, un aumento dell’autostima e della fiducia in se stessi, un miglioramento della qualità della nutrizione. Un altro intervento preventivo è stato finanziato in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità e destinato agli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI, che la Commissione ritiene siano tra i principali destinatari delle strategie di lotta al doping e di tutela della salute degli sportivi come previsto dalla legge 376/2000. Questo progetto ha avuto come scopo quello di formare degli operatori proveniente da tutta Italia, oltre quello di redigere un manuale-guida per approfondire e documentarsi sulla tematica del doping, ma anche per essere usato dal personale formato per altri corsi di formazione.

Oltre a ciò, sono stati realizzati dei materiali multimediali riguardanti i diversi aspetti del doping, che costituiscono una guida per lo studio del fenomeno e un sussidio per una attività di prevenzione nei giovani e in tutti gli sportivi. L’Istituto Superiore di Sanità ha inoltre istituito, con un finanziamento della Commissione per la vigilanza ed il controllo doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, il Telefono Verde Anti-Doping 800 896970, ovvero un servizio telefonico a disposizione per le problematiche relative al doping. Chiamando il numero verde si possono avere informazioni dettagliate sugli effetti nocivi del doping, ma anche sull’uso e l’abuso di sostanze farmacologicamente attive e non vietate per doping, nonché sugli integratori alimentari. Oltre a questo, si possono avere chiarimenti in merito alle normative vigenti a livello nazionale ed internazionale in materia di doping ed anche sulle eventuali esenzioni terapeutiche.

 

Riferimenti bibliografici

Arvary D, Pope HG. (2000). Anabolic-Androgenic Steroids as a gateway to Opioid Dependence. New England Journal of Medicine N Engl J Med.; 342(20):1532

ATLAS (Athletes Training & Learning to Avoid Steroids).

Brennan BP, Kanayama G, Pope HG Jr. (2013). Performance-enhancing drugs on the web: a growing public-health issue. Am J Addict.; 22(2):158-61.

Buckman JF, Farris SG, Yusko DA. (2013). A national study of substance use behaviors among NCAA male athletes who use banned performance enhancing substances. Drug Alcohol Depend.; 131(1-2):50-5.

Donati S, Pacifici R, Pichini S, Palmi I, Mastrobattista L, Mortali C, Zuccaro P. (2011). L’utilizzo illecito dei farmaci nell’attività sportiva. Manuale sui rischi per la salute. Roma: Ministero della salute, Istituto Superiore di Sanità, Dipartimento del Farmaco.

Fiormonte L, Ferrante M. (2011). Manuale di Doping e Antidoping. Roma: L’Airone.

Food and Drug Administration (FDA) (2014). Dietary Supplements. Silver Spring: US Food and Drug Administration. Disponibile all’indirizzo: (24/01/2019)

WADA (World Antidoping Agency)